Quando: martedì 13 ottobre 2026, ore 21.00
Relatore: Michele Smargiassi
Dove: Online tramite ZOOM per gli tutti associati 2026
Nel bicentenario della cosiddetta prima fotografia del mondo (diciamo, per prudenza, la prima fotografia che sia arrivata fino a noi), una riflessione sull’ansia del medium per le “prime volte”. Come un mostro bulimico, la storia della fotografia sembra voler celebrare tutte le occasioni inaugurali del fotografico: il primo ritratto, la prima fotografia della Luna, la prima fotografia di guerra…
Perché l’ansia da primato è così forte nella nostra cultura, e soprattutto, cosa che ci interessa qui, perché la fotografia in particolare ha incarnato quest’ansia in un modo così parossistico?
Quale prepotenza acquisitiva spinge la fotografia, a differenza degli altri metodi di produzione delle immagini, a volersi appropriare di ogni fenomeno dell’esistenza umana?
È solo un atteggiamento imperialista, oppure rivela segrete insicurezze?
Oggi le immagini di intelligenza artificiale, senza peraltro vantarsene troppo, ripetono la stessi rito di profanazione progressiva di territori vergini del reale e dell’immaginario. Che cosa lega questi due fenomeni?
Michele Smargiassi
Sono nato prevalentemente nel forlivese (a Dovadola, sull’Appennino, perché lì c’era l’ospedale: ma considero mio paese natale quello in cui sono vissuto fino a otto anni, Rocca San Casciano, qualche chilometro più in su), nel secolo scorso e pure verso la metà (l’8 ottobre del 1957).
Attualmente pensionato attivo, con mia grande sorpresa ho fatto per quarant’anni il giornalista. Che era poi il mio sogno da bambino: mentre adesso che sono giornalista, a volte di mestiere vorrei fare il bambino.
Il mio babbo Alberto, cancelliere di pretura, possedeva una Voigtländer con mirino a traguardo che mi lasciava usare con cautela, ed era forse l’unico in paese ad avere anche una cinepresa 8 millimetri: da lui ho avuto il gusto di “guardare le figure”. La mia mamma Miranda, insegnante di scuola media, non ha mai lasciato gli scaffali di casa vuoti di libri: da lei ho avuto il gusto di “leggere le storie”. A Modena, la mia nuova città, ho fatto pian piano sposare queste due vocazioni.
Mi sono laureato nel 1989 in Storia contemporanea all'Università di Bologna con una tesi sulle trasformazioni urbanistiche di Modena a cavallo del Novecento, viste attraverso l’occhio della cartolina illustrata. Dal 1982 ho fatto il giornalista, prima a l’Unità, poi dal 1989 a la Repubblica. Mi sono occupato di società, cultura e di politica.
Penso che un buon giornalista non sia uno scrittore ma uno scrivente; tento di non essere uno scrivano, spero di non diventare mai uno scribacchino.
Oltre a testi per mostre, cataloghi, riviste e volumi collettivi, prefazioni e postfazioni, articoli per riviste specializzate e culturali (una lista non del tutto completa si trova sul mio profilo LinkedIn), ho scritto i libri:
Voglio proprio vedere (Contrasto, 2021);
Sorridere. La fotografia comica e quella ridicola (Contrasto, 2020)
Un’autentica bugia. La fotografia, il vero, il falso, (Contrasto, 2009);
Donne di questo mondo con Uliano Lucas (Diabasis 2003);
Lo specchio d'inchiostro con Ghigo Roli (Artioli 1999);
Italiani a tavola con Uliano Lucas e Guido Vergani (Mazzotta 2003);
Ora che ci penso. La storia dimenticata delle cose quotidiane (Dalai, 2011);
Ho scritto diversi saggi in volumi collettivi, tra cui:
“La famiglia foto-genica” per gli Annali della Storia d’Italia Einaudi (2004),
"Bugie dell'elocutio" nella raccolta Etica e fotografia (Derive Approdi, 2015);
“La Camera chiara di Roland Barthes” in Nuove visioni (Contrasto, 2020).
“Il dono dell’ultravista. Il fotoreporter come eroe dei fumetti”, in Raccontare per immagini (Contrasto, 2022)
“Questa non è una pipa” in Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere, a cura di Gian Luca Farinelli e John Simenon (Cineteca di Bologna, 2025)
Ho collaborato a dieci volumi della collana “Maestri della fotografia” (Repubblica / National Geographic, 2019-2020), ho curato tutti e venticinque i volumi della collana Visionari (Repubblica / National Geographic, 2020-2022) e gli otto della successiva collana Visionari – Le città, dedicata alle città nella fotografia.
Ho scritto diverse prefazioni, tra cui quelle alle edizioni italiane di L'immagine condivisa di André Gunthert (Contrasto, 2016), di Il bacio di Giuda di Joan Fontcuberta (Mimesis, 2022) e All’imperfetto dell’obiettivo di Robert Doisneau, (Contrasto, 2025); e una postfazione al libro di Simona Guerra Il bambino di Scanno (Postcart, 2016) dedicato a una celeberrima fotografia di Mario Giacomelli.
Ho fatto parte del comitato scientifico del Centro italiano per la fotografia d’autore di Bibbiena e del comitato scientifico della Fondazione Nino Migliori. Faccio tuttora parte del direttivo della Sisf – Società Italiana di Studi di Fotografia, e del comitato scientifico del Museo della Fotografia italiana – La Cavallerizza di Brescia.